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DiMagnus

L’influenza della luce naturale nella fotografia artistica

La luce naturale, più che un semplice requisito tecnico, è l’anima della fotografia artistica. La sua variabilità e le sue sfumature offrono infinite possibilità espressive. Questo articolo esplora come sfruttare al meglio la luce naturale, trasformando ogni scatto in un’opera d’arte.

Il Fascino della Luce Naturale

La luce naturale è in costante mutamento. A differenza della luce artificiale, la sua dinamicità, influenzata dall’ora, dal meteo e dalla stagione, offre una ricchezza di opportunità uniche. Questa variabilità, come sottolineato in un articolo su Fotografia Artistica, permette di creare immagini sempre diverse e suggestive. La fotografia di Stefania Sammarro, ad esempio, si distingue per i “giochi di luce naturale”, capaci di evocare atmosfere senza tempo, come si legge sul suo sito.

L’Ora d’Oro e l’Ora Blu

L’ora d’oro, subito dopo l’alba e prima del tramonto, regala una luce calda e morbida, perfetta per ritratti e paesaggi. Questa luce, come spiegato sul Adobe Blog, valorizza le texture e crea un’atmosfera magica. L’ora blu, prima dell’alba e dopo il tramonto, offre invece una luce soffusa e bluastra, ideale per atmosfere tranquille e scatti a lunga esposizione.

La Direzione della Luce

La direzione della luce influenza profondamente l’immagine. La luce laterale scolpisce i soggetti, evidenziando texture e profondità. La luce frontale illumina uniformemente, ma può appiattire se non gestita con cura. La retroilluminazione, come menzionato in 10 Essential Tips for Natural Light Photography, crea effetti drammatici, come silhouette o aloni suggestivi.

L’Importanza delle Ombre

Le ombre non sono un difetto, ma un elemento espressivo fondamentale. Contribuiscono a definire forme, volumi e profondità, arricchendo la narrazione visiva. Imparare a gestirle è cruciale, come sottolineato su Paola Reghenzi.it, per creare immagini tridimensionali e di impatto.

Sfruttare la Luce dalla Finestra

La luce che filtra dalle finestre offre opportunità uniche, come discusso nell’articolo Using Natural Light from Windows. Può creare sia luce diretta, ideale per effetti drammatici, sia luce riflessa, più morbida e adatta ai ritratti. Posizionare il soggetto vicino a una finestra con luce diffusa, ad esempio, crea un’illuminazione laterale che esalta dettagli e texture senza ombre troppo marcate.

Tecniche e Strumenti

Per dominare la luce naturale, è utile conoscere alcune tecniche.

Riflettori e Diffusori

I riflettori, come quelli descritti su Skylum, sono preziosi per schiarire le ombre e bilanciare i contrasti. Un pannello riflettente bianco, ad esempio, può essere posizionato di fronte al soggetto per reindirizzare la luce e ammorbidire le ombre sul viso. I diffusori, come tende bianche o pannelli traslucidi, ammorbidiscono la luce solare diretta, creando un’illuminazione più uniforme. Un esempio pratico è l’uso di un lenzuolo bianco teso davanti a una finestra per diffondere la luce in una giornata di sole intenso.

Impostazioni della Fotocamera

In condizioni di luce naturale, è importante regolare correttamente le impostazioni della fotocamera. Un ISO basso (100-400) è generalmente preferibile per ridurre il rumore digitale. L’apertura del diaframma (f-stop) controlla la profondità di campo: un’apertura ampia (es. f/2.8) crea uno sfondo sfocato, mentre un’apertura più chiusa (es. f/8) mantiene a fuoco sia il soggetto che lo sfondo. Il tempo di scatto deve essere regolato in base alla luce disponibile e all’apertura scelta, per ottenere un’esposizione corretta. L’uso dell’istogramma è fondamentale per verificare l’esposizione ed evitare alte luci bruciate o ombre troppo chiuse.

Bilanciamento del Bianco

La luce naturale ha diverse temperature di colore, dal caldo dorato dell’alba e del tramonto al freddo bluastro di un cielo nuvoloso. Il bilanciamento del bianco (WB) permette di correggere le dominanti di colore e ottenere tonalità naturali. La maggior parte delle fotocamere offre diverse preimpostazioni (sole, nuvoloso, ombra, ecc.), ma è anche possibile impostare manualmente la temperatura colore in gradi Kelvin. Per un controllo preciso, si può utilizzare un cartoncino grigio neutro per effettuare una misurazione personalizzata del bilanciamento del bianco.

Oltre la Tecnica: Emozione e Spiritualità

La luce naturale non è solo tecnica, ma anche emozione. La luce calda dell’ora d’oro può evocare nostalgia, mentre le ombre possono aggiungere mistero. Marcello Fara, con il suo lavoro sulle opere di Michelangelo, come riportato su Arteventi News, dimostra come la luce naturale possa rivelare la dimensione spirituale dell’arte. L’artista utilizzava esclusivamente luce naturale per fotografare i disegni di Michelangelo, ottenendo un effetto di autenticità e profondità.

Cogliere l’Attimo

L’approccio di Fara sottolinea l’importanza di “ascoltare la luce”, essere presenti e cogliere l’attimo in cui la luce rivela al meglio il soggetto. Questo richiede pazienza, osservazione e sensibilità, come approfondito su Masterclass.

Conclusione

La luce naturale è il cuore della fotografia artistica. La sua dinamicità, le sue sfumature cromatiche e la sua capacità di evocare emozioni offrono infinite possibilità. Padroneggiarla significa osservare, sperimentare e sviluppare una sensibilità personale. Che si tratti della luce dorata di un tramonto, delle ombre che definiscono un volto o della luce soffusa di una finestra, la luce naturale offre gli strumenti per trasformare la realtà in arte, come si evince anche dall’articolo di Fotografi in Viaggio. Ricordando di considerare attentamente la quantità, qualità, temperatura e direzione della luce, si possono ottenere risultati di grande impatto. La luce è il pennello del fotografo, uno strumento potente per creare immagini che comunicano e toccano nel profondo.

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La fotografia al servizio del chirurgo (e dei pazienti)

Il binomio tra fotografia e chirurgia estetica non è scontato, eppure è di fondamentale importanza. Ogni volta che viene effettuato un intervento, infatti, è necessario “documentare” l’aspetto del paziente sia prima che dopo l’operazione.

In alcuni casi, è necessario attendere qualche settimana, per poter apprezzare il risultato definitivo dell’intervento. La foto è uno strumento importante, che può essere usato dal paziente anche in sede legale, nel caso di eventuali problematiche riscontrate.

Foto pre e post operatorie: come affrontarle

Dal punto di vista di un paziente che vuole sottoporsi ad un intervento per migliorare l’aspetto del proprio corpo, può essere difficile mettersi – letteralmente – a nudo davanti a un obiettivo. Ecco perché è fondamentale che il fotografo sappia creare un’atmosfera di fiducia, che gli permetterà di svolgere il proprio lavoro senza mettere il soggetto in imbarazzo.

Uno degli aspetti più soddisfacenti di questo lavoro è non solo quello di poter documentare la trasformazione di un corpo, ma anche di essere testimone di un ritrovato benessere. Ad esempio, una paziente che si è sottoposta ad un mastectomia, potrà ritrovare il sorriso a seguito di un intervento che, attraverso protesi seno rotonde, riuscirà a donare nuovamente un aspetto salutare al suo fisico e, soprattutto, a consentire un rinnovato equilibrio anche a livello psicologico.

La funzione “pubblicitaria” delle foto dei pazienti

A partire dagli anni Ottanta, la fotografia medica è diventata il biglietto da visita dei professionisti della chirurgia estetica. Un’immagine vale, in questo caso, davvero più di mille parole. Le fotografie del “prima” e del “dopo” dei pazienti vengono mostrate anche a convegni e simposi, per documentare l’utilizzo di tecniche innovative, a scopo di informazione e divulgazione scientifica.

Interventi di lifting, gli effetti positivi delle protesi al seno rotonde di ultima generazione, le potenzialità della chirurgia laser: i corpi dei pazienti ritratti in foto sono il coronamento della ricerca in questo campo medico così all’avanguardia.

Il Don Allen Studio

Questo studio di New York vanta un’esperienza di decenni nel campo della fotografia medica. Con l’avvento della fotografia digitale, ha perso forse qualche cliente, ma rimane comunque una delle realtà storiche in questo campo, alla quale si sono rivolti un numero impressionante di cliniche, chirurghi e pazienti. Lo studio è specializzato in tutti i settori della medicina, compresa quella odontoiatrica.

Alcuni famosi professionisti del settore

Tra i nomi che spiccano per il loro impegno in questo ambito della fotografia, troviamo quello di Mia Berg, che ormai da molti anni ha messo le sue capacità e “occhio” di artista al servizio dei pazienti, riuscendo a diventare una delle professioniste più esperte e ricercate.

Berg è riuscita in questo intento riuscendo a trovare il giusto approccio con i pazienti, riconoscendo le loro fragilità e non avendo timore di confrontarsi con un ambito di intervento tanto difficile quanto necessario. Altri due nomi noti sono quelli della fotografa coreana Hi Yeo e dell’inglese Phillip Toledano: vi consigliamo di approfondire il loro lavoro cercandoli su internet!

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Dalla scoperta delle pellicole a colori agli smartphone

La fase più moderna della fotografia inizia alla fine del 1936, quando viene presentata la prima pellicola a colori disponibile per tutti i modelli di macchine fotografiche, la Agfa color new. Seguono decenni di forti novità: la più importante è la creazione della prima fotocamera reflex da parte di Canon, basata sul principio di riflessione attraverso uno specchio e dotata di messa a fuoco automatica. Dieci anni dopo Rollei dà vita alla prima macchina fotografica totalmente automatica.

Verso la fine degli anni ’70 Kodak immette sul mercato il primo modello di fotocamera istantanea, presentandola al mondo durante la fiera “Photokina”: i tempi sono maturi perché le macchine fotografiche possano finalmente entrare dentro le case di ogni famiglia. Nel giro di una decina di anni il settore subisce una nuova rivoluzione: Kodak, Rollei e Dycam presentano i loro primi modelli di fotocamere digitali, aprendo infinite vie di sviluppo futuro.

Un futuro che non tarda ad arrivare: neanche un decennio dopo, ecco spuntare i primi telefoni cellulari dotati di fotocamera. In Giappone arrivano addirittura nel 1999, in Europa bisognerà attende il nuovo millennio. I modelli più celebri sono lo Sharp GX10, il Nokia 7650 e il Panasonic EB-GD87. Lo sviluppo sempre più veloce porterà alla nascita dei modernissimi smartphone, tutti dotati di fotocamere evolute di ultima generazione in una corsa che al momento non sembra avere fine.

Il settore fotografico continua comunque a evolversi parallelamente a quello della telefonia, di cui rappresenta una parte importante. Negli ultimi dieci anni sono nate le GoPro, action camera innovative che si indossano come degli accessori e permettono di scattare foto e registrare video in tempo reale.

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Dagli scatti degli esordi alle prime macchine fotografiche portatili

Ufficialmente si considera il 9 luglio 1893 come la data di invenzione della fotografia, quando il procedimento fotografico dello scenografo Louis Daguerre ottiene il brevetto dell’Accademia di Scienze di Parigi. La prima fotografia viene chiamata dagherrotipo: richiede una lunga esposizione e diversi passaggi in camera oscura, dando come risultato l’immagine speculare dell’oggetto ripreso. Il dagherrotipo, che è possibile copiare e replicare, cambia il mondo in un attimo, mostrando la realtà nuda e nitida in un modo nuovo e fino ad allora neanche immaginabile.

Nel frattempo In Inghilterra William Henry Fox Talbot inventa i cosiddetti disegni fotogenici, delle immagini negative che si deteriorano in poco tempo diventando inutilizzabili; grazie al bagno di fissaggio creato dallo scienziato John F.W. Herschel, nel 1841 Talbot migliora la sua tecnica e riesce a creare i calotipi, i primi negativi su carta.

Le foto dell’epoca vengono stampate sulla “carta salata”, un foglio imbevuto di soluzione salina. La rapida espansione del settore spinge a continue scoperte, così nascono prima la carta all’albumina (così chiamata perché sfrutta l’albume dell’uovo) e successivamente le stampe al carbone, opera di Alphonse-Louis Poitevin.

Alla fine del secolo, i cambiamenti tecnologici a seguito della rivoluzione industriale investono anche l’ambito fotografico: a partire dal 1890, le macchine fotografiche a lastra vengono sostituite da quelle con il rullino, il cui sviluppo verrà eseguito dagli appositi laboratori. Ciò significa che ora i fotografi hanno a disposizione mezzi tecnici portatili, più efficienti e leggeri, che gli consentono di viaggiare liberamente in solitaria o come parte dell’equipaggio di missioni belliche, scientifiche e naturalistiche.

Nascono i primi documentaristi: gli americani Alexander Gardner e Timothy O’Sullivan, l’inglese Roger Fenton, sono solo alcuni dei fotografi che sfruttano la nuova tecnologia per mostrare il mondo dal punto di vista geografico, culturale ed etnografico, avventurandosi anche in Oriente. Città, chiese, monumenti e panorami vengono fotografati a beneficio dei turisti o come testimonianza dei disagi vissuti da intere popolazioni, rendendo la fotografia un vero e proprio strumento di riferimento per riportare la realtà agli occhi dei cittadini di tutto il pianeta.

In parallelo nasce il modello Kodak, inventato da George Eastman. Lo slogan con cui viene pubblicizzato racconta bene quale rivoluzione stia vivendo l’epoca: “premete il bottone, noi faremo il resto”.

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Come la fotografia ha cambiato la percezione del mondo

Fin dai suoi esordi, la fotografia ha conquistato rapidamente il cuore e la passione di molte persone, rivoluzionando non solo il modo di vedere il mondo ma anche la percezione di quest’ultimo. Scattare delle fotografie ha permesso improvvisamente di immortalare la realtà e soprattutto di documentarla e ricordarla, in alcuni casi anche di modificarla attraverso le tecniche di sperimentazione con la luce.

Tutto ciò è facilmente verificabile pensando a quanto la fotografia sia oggi una parte totalmente integrata nella vita quotidiana: se fino a pochi anni fa tutti eravamo in possesso di una macchina fotografica (prima i modelli analogici, successivamente quelli digitali), ora ciascuno di noi dispone di un telefono cellulare o di un tablet in grado di scattare splendide fotografie ad alta risoluzione.

La costante possibilità di fotografare ha creato in noi un desiderio quasi maniacale di dover immortalare qualsiasi cosa, anche la più banale. È così che sono nati e hanno proliferato social media come Instagram, dove praticamente ogni particolare della vita quotidiana dei suoi utenti (dal pasto ai paesaggi, dalle ricorrenze all’aspetto fisico ecc.) viene condiviso e conservato in eterno sulla rete.

Insomma, non possiamo più fare a meno della fotografia, questo è evidente: quasi due secoli fa è entrata a far parte della nostra società e da allora non ha più smesso di evolversi sino a raggiungere l’onnipresenza odierna. Ma sarebbe sbagliato ridurne l’importanza a questo, perché la fotografia è stata anche responsabile di un profondo cambiamento nell’arte della pittura.

C’è un momento preciso della storia ottocentesca in cui i pittori hanno smesso di dipingere la realtà per come essa appariva ai loro occhi. Il motivo di questa improvvisa virata è da ricercare proprio nella nascita della fotografia, che ha improvvisamente creato una netta cesura tra passato e futuro, tra il nostro modo di percepire la realtà con e senza una macchina fotografica.

È stato chiaro sin dall’inizio che tra arte e fotografia sarebbe nato un dialogo fitto e costruttivo, che non vi fossero chance plausibili di ignorarsi a vicenda, seppure per un momento così è sembrato, soprattutto da parte degli artisti più affermati. C’è voluto poco perché cominciasse un percorso di avvicinamento che ha portato inevitabilmente a influenzarsi reciprocamente, con la fotografia che ha finito per cambiare il modo di dipingere dopo più di cinque secoli di tradizione.

Alla luce di quanto detto, ci sembra molto importante raccontare come la fotografia sia nata e si sia evoluta a partire dai primi scatti, così da scoprire non solo le tappe più importanti dell’evoluzione tecnica e artistica, ma anche i momenti di snodo che l’hanno resa un punto fermo del nostro modo di vivere l’esperienza cognitiva del mondo.