Archivio annuale 4 Febbraio 2022

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La fotografia al servizio del chirurgo (e dei pazienti)

Il binomio tra fotografia e chirurgia estetica non è scontato, eppure è di fondamentale importanza. Ogni volta che viene effettuato un intervento, infatti, è necessario “documentare” l’aspetto del paziente sia prima che dopo l’operazione.

In alcuni casi, è necessario attendere qualche settimana, per poter apprezzare il risultato definitivo dell’intervento. La foto è uno strumento importante, che può essere usato dal paziente anche in sede legale, nel caso di eventuali problematiche riscontrate.

Foto pre e post operatorie: come affrontarle

Dal punto di vista di un paziente che vuole sottoporsi ad un intervento per migliorare l’aspetto del proprio corpo, può essere difficile mettersi – letteralmente – a nudo davanti a un obiettivo. Ecco perché è fondamentale che il fotografo sappia creare un’atmosfera di fiducia, che gli permetterà di svolgere il proprio lavoro senza mettere il soggetto in imbarazzo.

Uno degli aspetti più soddisfacenti di questo lavoro è non solo quello di poter documentare la trasformazione di un corpo, ma anche di essere testimone di un ritrovato benessere. Ad esempio, una paziente che si è sottoposta ad un mastectomia, potrà ritrovare il sorriso a seguito di un intervento che, attraverso protesi seno rotonde, riuscirà a donare nuovamente un aspetto salutare al suo fisico e, soprattutto, a consentire un rinnovato equilibrio anche a livello psicologico.

La funzione “pubblicitaria” delle foto dei pazienti

A partire dagli anni Ottanta, la fotografia medica è diventata il biglietto da visita dei professionisti della chirurgia estetica. Un’immagine vale, in questo caso, davvero più di mille parole. Le fotografie del “prima” e del “dopo” dei pazienti vengono mostrate anche a convegni e simposi, per documentare l’utilizzo di tecniche innovative, a scopo di informazione e divulgazione scientifica.

Interventi di lifting, gli effetti positivi delle protesi al seno rotonde di ultima generazione, le potenzialità della chirurgia laser: i corpi dei pazienti ritratti in foto sono il coronamento della ricerca in questo campo medico così all’avanguardia.

Il Don Allen Studio

Questo studio di New York vanta un’esperienza di decenni nel campo della fotografia medica. Con l’avvento della fotografia digitale, ha perso forse qualche cliente, ma rimane comunque una delle realtà storiche in questo campo, alla quale si sono rivolti un numero impressionante di cliniche, chirurghi e pazienti. Lo studio è specializzato in tutti i settori della medicina, compresa quella odontoiatrica.

Alcuni famosi professionisti del settore

Tra i nomi che spiccano per il loro impegno in questo ambito della fotografia, troviamo quello di Mia Berg, che ormai da molti anni ha messo le sue capacità e “occhio” di artista al servizio dei pazienti, riuscendo a diventare una delle professioniste più esperte e ricercate.

Berg è riuscita in questo intento riuscendo a trovare il giusto approccio con i pazienti, riconoscendo le loro fragilità e non avendo timore di confrontarsi con un ambito di intervento tanto difficile quanto necessario. Altri due nomi noti sono quelli della fotografa coreana Hi Yeo e dell’inglese Phillip Toledano: vi consigliamo di approfondire il loro lavoro cercandoli su internet!

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La fotografia a beneficio dell’arte

Un altro dei grandi cambiamenti apportati dalla fotografia riguarda il modo di fruire dell’arte: fino all’invenzione della camera oscura, del dagherrotipo e di tutte quelle evoluzioni che porteranno alla nascita della fotografia istantanea, per ammirare un’opera artistica si era costretti a vederla dal vivo. Ma spesso le principali opere si trovavano nelle case dei benestanti o nelle Cappelle private dell’aristocrazia; la massa non poteva accedervi.

È grazie alla fotografia (ma non solo) che l’arte diventa fruibile a tutti: ammirare i capolavori artistici di Caravaggio o di Leonardo ora è possibile in qualunque momento, anche in dettaglio. Certamente lo stupore generato dall’opera vista dal vivo è impareggiabile, tuttavia la conoscenza di cui siamo potenzialmente in possesso è enorme anche senza recarci direttamente nei musei. Non per niente “La Gioconda” è diventato il dipinto più famoso al mondo nel momento in cui la stampa ha potuto diffonderne le immagini.

Non finisce qui: la fotografia ha permesso agli storici dell’arte di compiere analisi approfondite anche a distanza, soprattutto grazie all’invenzione delle pellicole a colori, contribuendo a diffondere lo studio della pittura (ma anche della scultura) in modo più democratico e capillare.

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La fotografia ha cambiato l’arte

Sin dalla notte dei tempi, la pittura è stata un tentativo di imitare la realtà: dagli uomini primitivi che nelle caverne riproducevano delle scene di caccia alle prime sperimentazioni della tridimensionalità da parte di Giotto, sembra sia rimasto immutato il nostro bisogno atavico di mostrare degli scenari verosimili. L’arte pittorica ha potuto così evolversi indisturbata fino all’invenzione della fotografia a metà del XIX secolo. È la potenza di questo strumento a cambiare definitivamente il corso degli eventi, mutando la percezione del reale e il modo di interagire con la verosimiglianza.

La fotografia diventa in poco tempo lo strumento principale per conoscere la realtà in virtù della sua capacità di superare l’occhio umano. Un esempio è la corsa dei cavalli: sino all’Ottocento si credeva che i cavalli al galoppo staccassero completamente le quattro zampe da terra in massima estensione. È necessaria una prova dimostrativa organizzata da Eadweard Muybridge, un fotografo britannico pioniere della fotografia del movimento, per osservare le movenze reali dei cavalli in corsa. Il risultato sconvolgerà i pittori dell’epoca e li convincerà definitivamente ad affidarsi alla fotografia per ritrarre meglio la realtà.

La fotografia è anche strettamente legata al cinema: il 6 gennaio 1896, in occasione della proiezione del cortometraggio “Arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat” dei fratelli Lumière, i fotogrammi in movimento del treno che sopraggiunge frontalmente in sala, lasciano di stucco gli spettatori, che leggenda vuole fuggano terrorizzati. Dopo aver sconvolto la pittura, la fotografia sconvolge le persone.

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Henri Cartier-Bresson

Nato in Francia a Chanteloup-en-Brie nel 1908, Henri Cartier-Bresson è forse stato il più grande fotografo di tutti i tempi. In grado di catturare il momento cruciale, le sue fotografie sprigionano la forza prorompente dell’attesa, ogni scatto muove dalla stoica pazienza del suo autore.

È stato tra i maggiori esponenti della fotografia umanista, il cui scopo era mostrare gli esseri umani inseriti nella società, con una maggiore attenzione per la vita di strada, la routine quotidiana e le classi sociali più svantaggiate.

Durante la guerra civile in Spagna e la Seconda guerra mondiale lavorò come fotoreporter documentando presso i luoghi di conflitto e acquisendo sempre più notorietà. Fu così che si ritrovò a realizzare i ritratti dei più noti protagonisti del 1900, come Matisse, Picasso o Marie Curie. Fu anche il primo giornalista occidentale a visitare l’URSS dopo la morte di Stalin e il primo fotografo a esporre le sue fotografie al Louvre di Parigi.

In tarda età tornò a dedicarsi alla pittura, la sua prima passione, senza mai rinunciare al tentativo di catturare il momento decisivo anche nei suoi dipinti. Si spense nell’agosto del 2004 a 95 anni.

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Il primo “fotografo”

La prima camera oscura viene ufficialmente presentata il 19 agosto 1839 all’Accademia delle Arti Visive di Parigi: è questo il giorno che oggi usiamo indicare come nascita della fotografia. In realtà la prima fotografia viene scattata tredici anni prima da Joseph Nicéphore Niépce, è la famosa “Vista dalla finestra a Le Gras”, un’eliografia su lastra di stagno ottenuta dopo un’esposizione di ben 8 ore.

Costretto ad abbandonare la carriera militare per motivi di salute, Niépce si era dedicato anima e corpo alle tecniche di fissaggio delle immagini tramite la camera oscura. Per sviluppare la sua invenzione, collabora con Louis Daguerre, pittore di scenografie teatrali famoso per l’uso del palcoscenico semitrasparente, il cosiddetto diorama. Sperimentando con la camera oscura alla ricerca di un modo per fissare l’immagine proiettata, inizia un sodalizio lavorativo con Niépce che dovrà terminare da solo per la morte improvvisa di quest’ultimo.

È per questo che la prima vera tecnica che consente il fissaggio permanente di un’immagine viene chiamata dagherrotipo. Si tratta di una camera oscura che restituisce un’immagine rovesciata grigiastra e resistente alla luce. Presenta però due problematiche: i materiali utilizzati, rame, argento, tiosolfato e mercurio, la rendono da un lato estremamente costosa, dall’altro molto pericolosa per la salute.

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Dalla scoperta delle pellicole a colori agli smartphone

La fase più moderna della fotografia inizia alla fine del 1936, quando viene presentata la prima pellicola a colori disponibile per tutti i modelli di macchine fotografiche, la Agfa color new. Seguono decenni di forti novità: la più importante è la creazione della prima fotocamera reflex da parte di Canon, basata sul principio di riflessione attraverso uno specchio e dotata di messa a fuoco automatica. Dieci anni dopo Rollei dà vita alla prima macchina fotografica totalmente automatica.

Verso la fine degli anni ’70 Kodak immette sul mercato il primo modello di fotocamera istantanea, presentandola al mondo durante la fiera “Photokina”: i tempi sono maturi perché le macchine fotografiche possano finalmente entrare dentro le case di ogni famiglia. Nel giro di una decina di anni il settore subisce una nuova rivoluzione: Kodak, Rollei e Dycam presentano i loro primi modelli di fotocamere digitali, aprendo infinite vie di sviluppo futuro.

Un futuro che non tarda ad arrivare: neanche un decennio dopo, ecco spuntare i primi telefoni cellulari dotati di fotocamera. In Giappone arrivano addirittura nel 1999, in Europa bisognerà attende il nuovo millennio. I modelli più celebri sono lo Sharp GX10, il Nokia 7650 e il Panasonic EB-GD87. Lo sviluppo sempre più veloce porterà alla nascita dei modernissimi smartphone, tutti dotati di fotocamere evolute di ultima generazione in una corsa che al momento non sembra avere fine.

Il settore fotografico continua comunque a evolversi parallelamente a quello della telefonia, di cui rappresenta una parte importante. Negli ultimi dieci anni sono nate le GoPro, action camera innovative che si indossano come degli accessori e permettono di scattare foto e registrare video in tempo reale.

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Dagli scatti degli esordi alle prime macchine fotografiche portatili

Ufficialmente si considera il 9 luglio 1893 come la data di invenzione della fotografia, quando il procedimento fotografico dello scenografo Louis Daguerre ottiene il brevetto dell’Accademia di Scienze di Parigi. La prima fotografia viene chiamata dagherrotipo: richiede una lunga esposizione e diversi passaggi in camera oscura, dando come risultato l’immagine speculare dell’oggetto ripreso. Il dagherrotipo, che è possibile copiare e replicare, cambia il mondo in un attimo, mostrando la realtà nuda e nitida in un modo nuovo e fino ad allora neanche immaginabile.

Nel frattempo In Inghilterra William Henry Fox Talbot inventa i cosiddetti disegni fotogenici, delle immagini negative che si deteriorano in poco tempo diventando inutilizzabili; grazie al bagno di fissaggio creato dallo scienziato John F.W. Herschel, nel 1841 Talbot migliora la sua tecnica e riesce a creare i calotipi, i primi negativi su carta.

Le foto dell’epoca vengono stampate sulla “carta salata”, un foglio imbevuto di soluzione salina. La rapida espansione del settore spinge a continue scoperte, così nascono prima la carta all’albumina (così chiamata perché sfrutta l’albume dell’uovo) e successivamente le stampe al carbone, opera di Alphonse-Louis Poitevin.

Alla fine del secolo, i cambiamenti tecnologici a seguito della rivoluzione industriale investono anche l’ambito fotografico: a partire dal 1890, le macchine fotografiche a lastra vengono sostituite da quelle con il rullino, il cui sviluppo verrà eseguito dagli appositi laboratori. Ciò significa che ora i fotografi hanno a disposizione mezzi tecnici portatili, più efficienti e leggeri, che gli consentono di viaggiare liberamente in solitaria o come parte dell’equipaggio di missioni belliche, scientifiche e naturalistiche.

Nascono i primi documentaristi: gli americani Alexander Gardner e Timothy O’Sullivan, l’inglese Roger Fenton, sono solo alcuni dei fotografi che sfruttano la nuova tecnologia per mostrare il mondo dal punto di vista geografico, culturale ed etnografico, avventurandosi anche in Oriente. Città, chiese, monumenti e panorami vengono fotografati a beneficio dei turisti o come testimonianza dei disagi vissuti da intere popolazioni, rendendo la fotografia un vero e proprio strumento di riferimento per riportare la realtà agli occhi dei cittadini di tutto il pianeta.

In parallelo nasce il modello Kodak, inventato da George Eastman. Lo slogan con cui viene pubblicizzato racconta bene quale rivoluzione stia vivendo l’epoca: “premete il bottone, noi faremo il resto”.

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Come la fotografia ha cambiato la percezione del mondo

Fin dai suoi esordi, la fotografia ha conquistato rapidamente il cuore e la passione di molte persone, rivoluzionando non solo il modo di vedere il mondo ma anche la percezione di quest’ultimo. Scattare delle fotografie ha permesso improvvisamente di immortalare la realtà e soprattutto di documentarla e ricordarla, in alcuni casi anche di modificarla attraverso le tecniche di sperimentazione con la luce.

Tutto ciò è facilmente verificabile pensando a quanto la fotografia sia oggi una parte totalmente integrata nella vita quotidiana: se fino a pochi anni fa tutti eravamo in possesso di una macchina fotografica (prima i modelli analogici, successivamente quelli digitali), ora ciascuno di noi dispone di un telefono cellulare o di un tablet in grado di scattare splendide fotografie ad alta risoluzione.

La costante possibilità di fotografare ha creato in noi un desiderio quasi maniacale di dover immortalare qualsiasi cosa, anche la più banale. È così che sono nati e hanno proliferato social media come Instagram, dove praticamente ogni particolare della vita quotidiana dei suoi utenti (dal pasto ai paesaggi, dalle ricorrenze all’aspetto fisico ecc.) viene condiviso e conservato in eterno sulla rete.

Insomma, non possiamo più fare a meno della fotografia, questo è evidente: quasi due secoli fa è entrata a far parte della nostra società e da allora non ha più smesso di evolversi sino a raggiungere l’onnipresenza odierna. Ma sarebbe sbagliato ridurne l’importanza a questo, perché la fotografia è stata anche responsabile di un profondo cambiamento nell’arte della pittura.

C’è un momento preciso della storia ottocentesca in cui i pittori hanno smesso di dipingere la realtà per come essa appariva ai loro occhi. Il motivo di questa improvvisa virata è da ricercare proprio nella nascita della fotografia, che ha improvvisamente creato una netta cesura tra passato e futuro, tra il nostro modo di percepire la realtà con e senza una macchina fotografica.

È stato chiaro sin dall’inizio che tra arte e fotografia sarebbe nato un dialogo fitto e costruttivo, che non vi fossero chance plausibili di ignorarsi a vicenda, seppure per un momento così è sembrato, soprattutto da parte degli artisti più affermati. C’è voluto poco perché cominciasse un percorso di avvicinamento che ha portato inevitabilmente a influenzarsi reciprocamente, con la fotografia che ha finito per cambiare il modo di dipingere dopo più di cinque secoli di tradizione.

Alla luce di quanto detto, ci sembra molto importante raccontare come la fotografia sia nata e si sia evoluta a partire dai primi scatti, così da scoprire non solo le tappe più importanti dell’evoluzione tecnica e artistica, ma anche i momenti di snodo che l’hanno resa un punto fermo del nostro modo di vivere l’esperienza cognitiva del mondo.